Trapianti aploidentici, meglio se con donatori giovani

Nelle terapie di leucemie e linfomi rientrano i trapianti aploidentici. Quando i medici ritengono di dover percorrere questa strada prospettano al paziente una cura che contempli il ricorso alla chemio/radioterapia e una successiva infusione di cellule staminali ematopoietiche. Queste hanno l’obiettivo di colpire le cellule tumorali, “neutralizzandole”. La caratteristica di questo tipo di trapianto è la compatibilità immunologica (non completa) tra donatore e ricevente. Nel caso dei trapianti aploidentici (ottima alternativa agli autotrapianti) è infatti parziale. Il donatore è compatibile al 50% con il ricevente ed è un familiare dello stesso.

Una nuova ricerca condotta da un team cinese ha rilevato che i trapianti aploidentici che raggiungono l’obiettivo, quelli per così dire di maggior successo, sono i trapianti effettuati a partire da donatori più giovani. Per essere più chiari: per un intervento di questo genere, si sceglie il donatore all’interno della famiglia del ricevente; meglio se si tratta del soggetto più giovane. In questo modo le possibilità di riuscita sono più elevate. 

I ricercatori della Zhejiang University School of Medicine, in Cina, hanno condotto lo studio in questione prendendo in esame una serie di variabili, tra le quali l’età dei donatori

Tra gli oltre 500 pazienti esaminati coloro i quali avevano ricevuto le cellule staminali da un parente giovane, il più giovane della famiglia, avevano mostrato tassi di sopravvivenza più alti degli altri trapiantati. 

Stando a questi risultati il fattore età sembrerebbe addirittura più importante di quello legato alla compatibilità. 

La ricerca, realizzata sulla base di un numero piuttosto rilevante di pazienti, ha dei limiti, trattandosi di uno studio retrospettivo focalizzato su uno specifico gruppo di persone, di età per lo più giovane. I risultati potrebbero non essere universalmente validi, cioè applicabili a tutti. Sul sito Gimema l’argomento è presentato con una certa precisione. 

Lo studio resta, in ogni caso, importantissimo, sebbene necessiti di approfondimenti, perché fornisce un’indicazione importante che trova più di qualche riscontro nei dati raccolti da altre ricerche.

Finanziare il lavoro degli scienziati significa poter garantire a tanti pazienti cure sempre più precise e quindi sempre meno fallibili. Le “certezze” nella scienza si raggiungono dopo molti tentativi, prove su prove. E non possono mai dirsi davvero certezze. È proprio questa la caratteristica del metodo scientifico e dei risultati delle ricerche. Possono essere affinati, di volta in volta. Più si osserva e più dati si raccolgono, meno le malattie fanno paura. Molte patologie del sangue oggi non sono più considerate una sentenza inappellabile. È la ricerca scientifica che lo ha reso possibile. 

Sostenendo l’AIL, si diventa parte del progresso scientifico. Quello stesso progresso che oggi consente a tanti pazienti ematologici di guarire completamente dalla malattia. Restiamo con l’AIL, saremo al fianco del nostro futuro.  

Integratori sì, ma solo su consiglio dell’ematologo

Molti pazienti ematologici abbinano alle cure farmacologiche prodotti di origine naturale. Si tratta di integratori alimentari con specifiche finalità. Il principio (integrare le cure con sostanze che possano aiutare l’organismo) non è sbagliato. Negli ultimi anni, sono gli stessi medici a consigliare al paziente l’uso di prodotti non farmaceutici, a supporto delle cure mediche.

Quel che invece non va bene è l’autoprescrizione degli integratori. Soprattutto quando si è in terapia, per la cura di una o più patologie (non soltanto le malattie del sangue), si dovrebbe evitare il fai da te. Entrare in farmacia o in erboristeria e pensare di poter scegliere da soli l’integratore più adatto alle proprie esigenze non è sempre opportuno.

Una recente indagine britannica ha rilevato che il 20% dei pazienti onco-ematologici assume prodotti naturali, pensando che possano servire a prevenire le recidive della malattia. Il 40% degli intervistati usa regolarmente prodotti dietetici. La stessa percentuale di pazienti oncologici assume più di un integratore, e il 10% più di tre.

I prodotti più utilizzati contengono spezie, vitamine, estratti di erbe, minerali e oli di pesce. Secondo le linee guida internazionali i prodotti dietetici non hanno la capacità di prevenire le patologie oncologiche, così come quelle ematologiche.

In genere, gli integratori sono utili nel contrastare gli effetti indesiderati delle cure, della chemio, per esempio. Possono essere un supporto per il sistema immunitario, per contrastare il senso di stanchezza cronica che si avverte durante le cure. Ma non vanno mai confusi con i farmaci. Si tratta di due categorie distinte, con differenti finalità e composizioni completamente diverse.

L’AIL di Taranto è sempre al fianco dei pazienti ematologici, anche attraverso consigli pratici; i suoi volontari, in particolare i professionisti impegnati nell’assistenza domiciliare, sono al fianco del paziente e lo aiutano a fugare i dubbi sulla malattia, sui farmaci e su qualsiasi aspetto legato alla loro condizione di pazienti.

È il medico cui ci si affida, in seguito alla diagnosi di malattia ematologica, a stabilire quale tipo di cure e di interventi sia necessario, e con quali modalità assumere i farmaci. Lo stesso vale per gli integratori. Mai decidere in autonomia. Meglio chiedere consiglio allo specialista. A volte può non essere opportuno inserirli nella dieta, perché le sostanze che contengono possono inibire l’azione dei farmaci o modificarla. Solo il medico di riferimento conosce le eventuali interazioni e può consigliare al meglio.

Mancano pochissime ore alla Pasqua. Le uova di cioccolato Ail stanno andando a ruba. Avete già prenotato il vostro uovo AIL? Sostenere l’Associazione nelle sue campagne di raccolta fondi è fondamentale per assicurare un presente più sereno ai pazienti ematologici e cure migliori per tutti, ora e in futuro. L’AIL di Taranto augura una buona Pasqua a tutti.

Senso di fatica e stanchezza, gli studi recenti

Gli studi scientifici sulle similitudini tra la sintomatologia dei pazienti Covid-19 e quella delle persone affette da una malattia onco-ematologica stanno offrendo risultati molto preziosi, che favoriranno ulteriori ricerche. Come abbiamo scritto più volte, la messa a punto dei vaccini anti Covid è frutto anche di un lavoro incrociato fra ambiti diversi (tra cui quello relativo alle patologie del sangue) della ricerca scientifica. Non solo, i dati più recenti mostrano come la condizione comune a molti guariti dalla Covid (i cosiddetti pazienti negativizzati, con sindrome Long Covid) sia simile, in riferimento al senso di spossatezza percepito, a quella dei malati onco-ematologici.

Si tratta di un malessere generale caratterizzato da fatica nello svolgere persino le attività più banali, problemi di memoria e di concentrazione (nel linguaggio mediatico classificati, questi ultimi due sintomi, come nebbia cerebrale); in alcuni casi anche da insonnia, ansia e depressione. Un quadro che peggiora, in maniera significativa, la qualità della vita. Chi combatte contro una malattia del sangue conosce bene la condizione appena descritta. Ai sintomi della malattia, inoltre, si associano gli effetti collaterali delle terapie.

A causare la compromissione della qualità della vita, nelle due categorie di pazienti (non le uniche a sperimentare questi sintomi), sarebbero meccanismi infiammatori apparentemente simili. Le infiammazioni croniche predispongono allo sviluppo delle malattie tumorali, al tempo stesso ne sono una manifestazione. L’infiammazione, infatti, è un potente strumento di difesa per l’organismo, poiché parte della risposta immunitaria. Attraverso l’infiammazione, infatti, il sistema immunitario cerca di eliminare le cellule tumorali o i virus. È ciò che accade anche nella Covid. Tuttavia, lo stato infiammatorio cronico influisce sul benessere del paziente, compromettendo la sua quotidianità.

Tra gli studi che si concentrano su questi aspetti, una ricerca della Oxford University apparsa su Nature ha posto l’attenzione sul genere di infiammazione che determinerebbe, nei pazienti Covid, sintomi come la difficoltà di concentrazione e la scarsa memoria. Si tratterebbe di neuro-infiammazione. Una condizione che potrebbe spiegare anche la perdita dell’olfatto e del gusto, anche in coloro i quali non si sono ammalati gravemente.

Per i malati onco-ematologici, la ricerca sui meccanismi dell’infiammazione e sulle sue implicazioni è avanzatissima. Uno studio dell’Università di Torino sta provando a individuare una maniera di intervenire sull’infiammazione cronica, senza spegnerla (perché, come visto, il suo ruolo è fondamentale), ma modulandola. Si è visto anche che le persone con malattie del sangue, tumorali in generale, potrebbero rispondere meglio alla condizione di fatica cronica, attraverso uno stile di vita più attivo. Gli esiti che la comunità scientifica si attende da questi studi sono molto importanti. Saranno utili per i medici e soprattutto per i pazienti.

I risultati di queste ricerche potrebbero applicarsi anche alle persone colpite da Long Covid. L’AIL di Taranto è molto attiva su diversi fronti: le attività di assistenza domiciliare richiedono un impegno particolarmente intenso, e vanno sostenute con convinzione. I donatori tarantini sono molto generosi, in occasione della Pasqua, così come in altre circostanze. La loro partecipazione alle varie campagne di raccolta fondi permette a tanti pazienti ematologici di migliorare il loro approccio alla malattia, di convivere pacificamente con la stessa, combattendola da una posizione in qualche modo più salda. L’assistenza, in particolare quella domiciliare, significa infatti per loro la possibilità di non vedere del tutto peggiorata la loro qualità della vita. Le terapie sono più tollerabili, anche grazie al supporto psicologico offerto dai volontari AIL. Una parte delle donazioni che la Sezione riceve va alla ricerca scientifica, come abbiamo visto indispensabile. Doniamo all’AIL (anche attraverso l’acquisto delle uova di cioccolato), aiuteremo i pazienti ematologici a vivere una Pasqua di rinascita!