Eventi climatici estremi possono favorire malattie ematologiche

Il 99% degli abitanti del pianeta respira aria inquinata (fonte OMS), e l’Italia detiene un triste primato in Europa per numero di decessi causati dall’inquinamento. Ieri è stata celebrata la giornata mondiale dedicata alla salute (istituita oltre settant’anni fa, nella data – il 7 aprile – di fondazione dell’OMS), un’occasione per diffondere le ultime evidenze raccolte, per fare una riflessione sugli ultimi due anni e sui precedenti e per sottolineare l’urgenza degli interventi che dovranno essere avviati, per tutelare gli ecosistemi e la salute umana.

La transizione energetica non può essere ulteriormente procrastinata. Una maggiore sostenibilità delle attività umane significa la possibilità di una migliore qualità della vita per tutti: meno malattie respiratorie, cardiovascolari e tumorali, quindi una contrazione delle malattie ematologiche, che l’inquinamento favorisce. La nostra città conosce molto bene, purtroppo, i problemi legati alla cattiva qualità dell’aria. Pensiamo soltanto agli ultimi anni, al volume di lavoro dei reparti di oncologia e di ematologia dell’ospedale S. G. Moscati. Alla necessità di nuove strutture e nuovi servizi dedicati ai pazienti onco-ematologici.

L’AIL assiste, ogni giorno, a domicilio numerose persone affette da malattie del sangue, la pandemia ha incrementato i rischi per i pazienti ematologici e ha determinato un impegno maggiore tra i volontari dell’Associazione. Di inquinamento e di peggioramento della stabilità del nostro pianeta scrive anche la rivista The Lancet Haematology, nel suo editoriale di aprile.

Tutti i progressi fatti nei secoli passati, in ambito sanitario, rischiano di essere vanificati dalle carenze nel supporto vitale al pianeta. Il 28 febbraio scorso l’Intergovernmental Panel on Climate Change (Gruppo Intergovernativo sui cambiamenti climatici), cioè il foro scientifico delle Nazioni Unite per lo studio dei cambiamenti climatici ha pubblicato il suo sesto report sul riscaldamento globale. Già con il precedente documento dell’agosto 2021, l’IPCC avvertiva sulla necessitò di un cambiamento di rotta. “Le attività umane – scrivevano i relatori – continueranno a far crescere la temperatura globale”.

Gli effetti dell’instabilità del pianeta sulle malattie croniche – si legge sul Lancet – compresa la gran parte delle patologie ematologiche, sono tristemente prevedibili. Se non si intervenisse subito, l’insicurezza alimentare potrebbe far crescere le anemie nutrizionali, la diffusione delle infezioni potrebbe favorire le mutazioni dei virus, gli eventi climatici estremi potrebbero facilitare l’esposizione ad agenti cancerogeni e quindi preparare il terreno allo sviluppo e alla maggiore diffusione di leucemie e linfomi. Quel che è certo è che gli eventi climatici estremi compromettono la continuità e la qualità dei servizi di assistenza sanitaria, soprattutto quelli pubblici.

Le associazioni come l’AIL hanno ben presente questo quadro, conoscono le stime e le previsioni. Il loro lavoro è orientato anche in prospettiva futura, al potenziamento dei servizi che già vengono garantiti ai pazienti ematologici, in tutta l’Italia. Bisogna continuare a sostenere i fondi destinati alla ricerca e occorre sostenere tutte le attività dell’AIL, nelle sue diverse sezioni provinciali.

Quella tarantina, guidata da Patrizia Casarotti, è da oltre vent’anni al fianco di centinaia di pazienti e delle loro famiglie, promuove azioni volte al “supporto” del reparto di ematologia del Moscati, si dedica alla formazione di nuovi volontari per l’assistenza domiciliare e realizza campagne informative e di raccolta fondi. C’è bisogno che ognuno di noi dia il proprio contributo. Se agiamo adesso, anche modificando le nostre abitudini in direzione di una maggiore ecocompatibilità della nostra quotidianità, possiamo arginare gli effetti dei cambiamenti climatici. Possiamo tutti insieme salvare la nostra salute e quella del pianeta. E, sostenendo l’AIL, possiamo salvare vite umane.    

Nuova sperimentazione per leucemia mieloide acuta

Si profilano nuove possibilità di cura per la leucemia mieloide acuta. Sarebbe infatti possibile selezionare linfociti T, grazie alle tecniche di editing genomico, adatti a combattere la malattia, cioè a sviluppare risposte specifiche e durature nel tempo. Lo studio è stato guidato dal team di Chiara Bonini, all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. I risultati della ricerca sono apparsi su Science Translational Medicine.

La ricerca è già in fase di sperimentazione clinica in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Coinvolta nel progetto anche Intellia Therapeutics, società americana che si occupa di biotecnologia. Nello specifico, i linfociti T vengono ingegnerizzati, in modo da sostituire i recettori T-cell naturalmente presenti, con degli altri antitumorali, ricavati in precedenza dal sangue dei donatori sani. I linfociti T così trasformati riescono a riconoscere la proteina WT1 presente nelle cellule tumorali, nei pazienti con leucemia mieloide acuta. Quella proteina è anche in grado di fornire informazioni sulla malattia eventualmente residua dopo le cure, quindi è utile per capire se un paziente può andare incontro a recidive. Esistono altri 19 recettori antitumorali, è stato scelto quello in grado di rispondere alla proteina citata, proprio per la sua specificità.

Questa tecnica ha dei limiti, perché richiede isto-compatibilità tra i pazienti da trattare e i donatori dei linfociti. Il vantaggio nell’impiegarla sta nel fatto che la terapia non solo combatte la leucemia nel momento in cui è presenta, ma è anche in grado di prevenire una nuova manifestazione, come già sottolineato. Questi linfociti resterebbero nella memoria immunologica del paziente anche 14 anni dopo l’intervento. Per altri pazienti bisogna individuare altri recettori isto-compatibili.

Questa sperimentazione, come tante altre, apre la strada a guarigioni più frequenti e soprattutto più durature, per un numero sempre maggiore di pazienti affetti da leucemia mieloide acuta. Finanziare la ricerca significa arricchirsi di possibilità di cura. Una donazione all’AIL diventa dunque il tramite per migliorare ulteriormente il panorama delle cure. Tanto è già stato fatto, ma la strada è ancora lunga. C’è bisogno dell’aiuto di tutti per continuare a segnare risultati brillanti come quello della ricerca del San Raffaele; di tutte quelle finora condotte e degli studi che verranno. Questo è un momento particolarmente propizio per le donazioni: basta assicurarsi un uovo AIL, per garantire assistenza gratuita ai pazienti ematologici e per alimentare il presente e il futuro della ricerca. Perché il futuro di tutti noi sia migliore, con cure mirate ed efficaci per tutti, doniamo all’AIL. Tutti i dettagli su come avere l’uovo di cioccolato dell’Associazione sono sulla pagina Facebook e su questo sito.

Partecipa alla ricerca Gatekeeper per la salute di tutti

La parola prevenzione associata alla medicina rimanda immediatamente al complesso degli esami di controllo cui è bene sottoporsi periodicamente, per avere la possibilità di cogliere eventuali disturbi e malattie sul nascere. Oggi si fa prevenzione anche attraverso l’uso delle moderne tecnologie. Fioriscono app e siti messi a punto per garantire la facilità di comunicazione tra pazienti/cittadini e medici e per agevolare il lavoro dei ricercatori scientifici.

L’obiettivo dell’impiego dei nuovi strumenti tecnologici nell’ambito sanitario riguarda non solo le diagnosi, che possono essere sempre più tempestive, ma anche l’approccio dei sanitari al paziente, che diventa sempre più “empatico”.

Nasce con questi ed altri obiettivi la piattaforma Gatekeeper, cioè uno dei progetti più importanti del programma europeo Horizon 2020. Taranto è parte di questo progetto, con le provincie di Lecce e BAT. Il target della piattaforma è la salute dei cittadini con un’età superiore ai 55 anni.

Gatekeeper intende raccogliere informazioni sui reali bisogni di quella fascia di popolazione e porre tali bisogni in relazione con le attività del Sistema Sanitario Nazionale. I punti cardine di questo progetto sono i seguenti: una diagnosi più rapida, l’accesso veloce ai trattamenti e la gestione ottimale della patologia lungo l’intero percorso del paziente. Risultati che si ottengono se viene offerta ai cittadini la possibilità di dialogare costantemente con le Asl, ma anche con tutti gli altri soggetti coinvolti nel processo di cura, imprenditori e comunità locale compresi.

Per il momento si tratta di uno studio, una sorta di ricerca che viene avviata, con il contributo fondamentale degli stessi cittadini over 55. Per manifestare la propria disponibilità a partecipare, bisogna avere superato i 55 anni e non avere patologie conclamate. Sul sito gatekeeper.puglia.it è possibile reperire i dettagli dell’operazione e compilare una scheda di adesione al progetto.

In questo modo si dà il proprio contributo a una ricerca che porterà alla creazione di soluzioni tecnologiche in grado di migliorare le attività sanitarie, tra le quali le relazioni con il paziente hanno un ruolo rilevante. Si gettano le basi perché la popolazione (la cui età media cresce) possa conservare la salute il più a lungo possibile e avere una buona qualità della vita. Quel che un po’ tutti vogliamo, da sempre, è proprio una sanità pubblica più pronta e più vicina al cittadino. Il programma europeo è attivo, con Gatekeeper, in Spagna, Germania, Italia, Gran Bretagna, Polonia, Cipro e in Grecia. Per informazioni di dettaglio si può visitare il sito dell’Asl di Taranto, alla seguente pagina: https://www.sanita.puglia.it/web/asl-taranto/news-in-primo-piano_det/-/journal_content/56/36057/gatekeepers-stili-di-vita-e-promozione-della-salute-negli-over-55.

L’AIL di Taranto promuove intanto la qualità della vita dei pazienti ematologici che i suoi volontari assistono quotidianamente. Siamo vicini alla Pasqua, occasione importante anche per essere solidali nei confronti di chi combatte una malattia del sangue. A Taranto e nella sua provincia si tratta di centinaia di persone, con le loro famiglie. Molti di questi pazienti sono curati a domicilio, dall’equipe multidisciplinare dell’AIL. Un impegno possibile grazie alle donazioni. Le uova di Pasqua AIL rappresentano la possibilità, per il team dell’Associazione, di assistere gratuitamente moltissime persone. A Pasqua regaliamoci e regaliamo le uova di cioccolato AIL! Per averle direttamente a casa, basta contattare un semplice numero di telefono. Sul sito e sulla pagina Facebook sono stati pubblicati tutti i riferimenti per avere le uova AIL e fare un gesto di grande generosità.