Allarme donazioni sangue in netto calo

I pazienti ematologici hanno spesso bisogno, come tanti altri pazienti, di trasfusioni di sangue o di plasmaderivati. I dati sul primo bimestre del 2022 sono allarmanti, evidenziano infatti un calo delle donazioni pari al 10%. In altre parole, rispetto allo stesso periodo del 2021, i centri trasfusionali hanno raccolto il 10% in meno di sangue e suoi derivati (soprattutto immunoglobuline).

Come il termine suggerisce, gli emoderivati sono farmaci prodotti utilizzando il sangue o il plasma umano, oppure sono impiegati per uso trasfusionale. Le immunoglobuline, cioè i prodotti maggiormente carenti, in questo momento, sono ottenute dalla lavorazione del plasma raccolto con le donazioni. Si somministrano per via endovenosa e vengono utilizzate nella terapia di diverse patologie. Tra queste anche il tetano e l’epatite virale, in fase di profilassi.

Rispetto alle malattie ematologiche, le immunoglobuline sono utilizzate nei casi di leucemia linfatica cronica, nell’emofilia, nelle persone che si sono sottoposte a trapianto di midollo osseo e in diverse altre circostanze.  

Sappiamo che per molte persone le trasfusioni rappresentano una terapia salvavita. Dunque, tornare a donare il sangue è essenziale, considerando anche il fatto che ci si avvia verso la stagione estiva, periodo durante il quale notoriamente le donazioni diminuiscono ancora.

Le associazioni che chiedono attenzione sul problema della carenza delle donazioni di sangue sono l’Associazione Immunodeficienze Primitive, la Fondazione Italiana “Leonardo Giambrone” per la Guarigione dalla Thalassemia e l’Associazione italiana dei pazienti di neuropatie disimmuni.

Anche l’AIL di Taranto sottolinea, come sempre, l’importanza del gesto semplice della donazione. Si tratta di un gesto di generosità che non costa nulla e può salvare molte vite umane.

Siamo anche vicini alla Pasqua e la Sezione locale di Taranto ricorda, ancora una volta, che è possibile contribuire alle attività dell’AIL di Taranto, nel sostegno (in tutte le sue forme) ai pazienti ematologici di tutta la provincia, regalandosi o decidendo di regalare un uovo di cioccolato AIL. In attesa del consueto incontro con i volontari locali, nei giorni 1-2 e 3 aprile, si può contattare l’Ail per farsi recapitare direttamente a casa l’Uovo della Solidarietà.

Un prezioso dono di cioccolato che racchiude, oltre alla classica sorpresa, il sogno di guarire, comune a tanti pazienti. Non solo, l’uovo AIL è anche il simbolo del lavoro dei ricercatori, impegnati senza sosta nella costruzione di soluzioni terapeutiche sempre più mirate. L’obiettivo è rendere le patologie ematologiche più fragili e i pazienti più forti, in grado cioè di sconfiggere le malattie, anche quelle che fanno più paura.

Chiama l’AIL di Taranto, per avere il tuo uovo di Pasqua. Contatta l’Associazione al numero 099 4533289 (in alternativa si può chiamare il 328 642359). Puoi ordinare l’Uovo anche scrivendo all’indirizzo ail.taranto@ail.it. Doniamo doniamo doniamo!

Monoclonali per pazienti fragili senza vaccino Covid

La curva dei contagi Covid è ancora in crescita e la Puglia è la regione dove, nella settimana dal 16 al 22 marzo, si è registrata una crescita record. Secondo la Fondazione Gimbe i contagi sono aumentati del 51,6%, rispetto alla settimana precedente. La media nazionale invece ha segnato un incremento pari al 32,2%. Lecce è la città con il maggior numero di casi. Ma le terapie intensive restano, in tutta la regione, sotto la soglia di saturazione.

Occorre continuare a fare attenzione. È necessario non abbandonare le misure di prevenzione, come le mascherine, ed è importantissimo sottoporsi al vaccino. Per ora la quarta dose resta indicata per le persone immunodepresse, non per gli over 70.

Per i soggetti fragili si stanno adottando anche altri approcci, oltre alla somministrazione del vaccino. Qualche giorno fa, presso la Clinica di Malattie Infettive dell’Ospedale di Perugia, i pazienti fragili hanno ricevuto il primo trattamento con l’anticorpo monoclonale Evusheld. I pazienti cui è stato somministrato il farmaco, in day hospital, sono tre e sono seguiti dal reparto di Ematologia dell’ospedale di Perugia. Non si tratta di persone positive al virus Sars-CoV-2, ma di pazienti molto fragili.

In caso di contatto con il virus avrebbero molte probabilità di sviluppare i sintomi più gravi della Covid. La somministrazione dell’anticorpo monoclonale è stata quindi decisa in via preventiva. Questi pazienti, hanno spiegato i responsabili del reparto cui fanno riferimento, hanno difese immunitarie molto ridotte, per via delle terapie che seguono. Sempre a causa di quelle terapie non hanno potuto sottoporsi a vaccino anti-Covid. Questi anticorpi monoclonali possono essere somministrati anche a pazienti che hanno assunto il vaccino anti-Covid, ma non hanno sviluppato una risposta anticorpale. Si tratta sempre di soggetti molto fragili, con sistema immunitario compromesso.

Evusheld unisce in realtà due tipi di anticorpi monoclonali, una somministrazione che garantisce una protezione contro la Covid piuttosto duratura, fino a un anno dalla iniezione intramuscolare. L’opportunità della prescrizione del farmaco viene valutata dai medici che seguono i pazienti ematologici (e non) molto fragili.

Queste prime somministrazioni dell’anticorpo monoclonale dimostrano come sia cresciuto il numero degli strumenti che i medici hanno a disposizione per prevenire la Covid. Il vaccino a ciclo completo, con tre dosi, resta la strada maestra da seguire per evitare le complicanze della malattia. Ma per i casi particolari, che richiedono approcci diversi, le risposte della scienza non mancano.

L’AIL di Taranto conosce bene le problematiche dei pazienti molto fragili. I suoi volontari seguono quotidianamente i pazienti ematologici, presso le loro abitazioni, e con loro affrontano il percorso di cura, le terapie e i dubbi legati anche alla situazione epidemiologica, rispetto al virus Sars-Cov-2.

L’importante è affidarsi ai medici, alla ricerca. I ricercatori studiano perché la qualità della vita dei pazienti ematologici possa migliorare, e perché possa crescere ancora il numero delle guarigioni, già molto alto. Oggi 7 pazienti su 10 guariscono. Lo si deve alla scienza e a chi dona, per alimentare il lavoro dei ricercatori. Sosteniamo l’AIL; le persone che guariscono da una malattia ematologica saranno sempre di più, grazie a tutti noi.   

Farmaco che migliora convivenza con emofilia A

L’artropatia emofilica è una complicanza dell’emofilia. Il paziente che ne soffre va incontro a ripetuti versamenti di sangue nelle cavità articolari. Il principio attivo del farmaco Elocta, ovvero l’efmoroctocog alfa si è dimostrato molto efficace nella prevenzione di questo tipo di complicanza. Raimondo De Cristofaro, ematologo e internista del Policlinico universitario Agostino Gemelli, Università Cattolica Sacro Cuore di Roma definisce la terapia con efmoroctocog rivoluzionaria.

I vantaggi che il farmaco offre sono diversi: il principio attivo è efficace non solo nella prevenzione, ma anche nella cura delle complicanze. Resta in circolo per un ampio arco di tempo, per cui consente di ridurre il numero delle infusioni, a tutto vantaggio del paziente e dei suoi care giver. Riduce inoltre lo sviluppo di anticorpi contro il fattore di coagulazione esogeno, una eventualità che si può verificare con la terapia sostitutiva.

Le persone con emofilia A (patologia ereditaria) hanno carenze del fattore VIII, una proteina indispensabile per la normale coagulazione del sangue, di conseguenza sono esposti al rischio reale di sanguinamenti (emorragie) frequenti. Il principio attivo efmoroctocog sostituisce la proteina mancante e controlla la coagulazione, almeno in via temporanea.

Ad avere bisogno di questo genere di farmaco sono le persone che hanno una forma grave di emofilia; in Italia sono circa 2000. Le complicanze più temibili di questa malattia possono far correre al paziente rischi molto seri.

Come ha sottolineato l’ematologo De Cristofaro, i vari concentrati di fattore VIII standard, una volta infusi per via endovenosa, raggiungono un picco di livello e vengono eliminati dall’organismo nello spazio di 24-36 ore. Ciò obbliga i pazienti a sottoporsi a 3-4 somministrazioni di concentrato di fattore VIII per settimana. Il carico psicologico e fisico di tale terapia per i pazienti e i loro caregiver non è quindi leggero, soprattutto per la gestione terapeutica dei pazienti della prima infanzia. Le sue parole sono state riportate dalle principali agenzie di stampa.

L’introduzione, da alcuni anni, del principio attivo di Elocta ha rappresentato una svolta determinante per il sensibile miglioramento della qualità della vita dei pazienti. Il farmaco, infatti, resta nel sangue circa 1,5 volte in più rispetto ai precedenti medicinali.

La terapia con efmoroctocog si è dimostrata efficace e sicura non solo per i pazienti pediatrici, ma anche per gli adulti. In entrambi i casi la qualità della vita ha tratto notevole giovamento dall’inserimento in terapia del principio attivo.

I volontari AIL conoscono bene le problematiche di questi pazienti; li assistono quotidianamente e conoscono ogni aspetto della loro convivenza con la malattia. La ricerca serve a trovare cure sempre più efficaci, anche da questo punto di vista. Cure che possano migliorare la quotidianità di milioni di pazienti (nel mondo) che devono convivere con una patologia ematologica.

Donare all’Ail significa credere nella ricerca, praticare la solidarietà e contribuire a migliorare la vita di tante persone. Significa anche proiettarsi nel futuro, costruire una prospettiva di vita con accesso a cure sempre più mirate per tutti. Doniamo all’AIL, doneremo futuro!