Nuovi strumenti per stabilire prognosi linfomi/Covid

Un team dell’ITAHEMA-COV (Italian Hematology Alliance on COVID-19) ha individuato un nuovo strumento per identificare i pazienti fragili da indirizzare ai percorsi di prevenzione. Nello specifico i ricercatori, esperti in malattie ematologiche e infettive, hanno realizzato un sistema che permette di valutare i pazienti affetti da linfoma, stabilendo con buoni margini di sicurezza quali potrebbero essere più a rischio nello sviluppo di complicanze o di degenerazione della malattia fino ad epilogo infausto.

I dati che vengono presi in considerazione, per valutare le probabilità di queste persone di ammalarsi gravemente sono l’età, il sesso, la conta dei linfociti e delle piastrine.

I pazienti ritenuti, in base alla valutazione di questi parametri, più vulnerabili, vengono segnalati come soggetti per i quali si rende necessaria la somministrazione della quarta dose (o quarto richiamo) del vaccino anti-Covid.

Se dovessero contrarre l’infezione da Sars-CoV-2, la valutazione dei parametri suddetti li predispone a ricevere tempestivamente le cure più specifiche, ovvero gli anticorpi monoclonali e gli antivirali come il paxlovid o il remdesivir. Farmaci (monoclonali compresi) che devono essere assunti entro cinque giorni dalle prime manifestazioni della malattia.

Sono circa 80 i centri di ricerca che hanno raccolto i dati relativi a linfomi e Covid 19. I dati sulla base dei quali è stato elaborato lo strumento prognostico sono stati raccolti durante la prima e la seconda ondata della pandemia, quando i vaccini non erano ancora pronti per la distribuzione. Non si applicano necessariamente ai pazienti di oggi, ma sono comunque importanti per valutare le persone più esposte al rischio di complicanze gravi della patologia ematologica, anche in relazione all’opportunità di sottoporsi a una nuova somministrazione di vaccino anti-Covid 19.

I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati su Blood Advances. Sul sito Gimema è possibile consultare un’intervista realizzata dalla Fondazione con Carlo Visco, professore associato presso il Dipartimento di Medicina dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona, referente principale dello studio in questione.

Ancora una volta l’impegno dei ricercatori porta a risultati importanti. Lo strumento prognostico realizzato avrà senz’altro bisogno di aggiornamenti. In altre parole, perché sia sempre più preciso, il team che lo ha realizzato dovrà prendere in esame altri dati ed elaborarli ancora, armonizzandoli con i precedenti. Ciò viene fatto anche per offrire la possibilità alla sanità pubblica di intervenire per tempo, anzi di prevenire situazioni che sarebbe complicato gestire. La ricerca aiuta i pazienti ad affrontare meglio i linfomi, così come le altre malattie del sangue. Aiuta i medici a seguire queste persone, in modo da garantire loro le migliori cure possibili. Tante patologie un tempo incurabili oggi fanno meno paura. Si affrontano e, in molti casi, si sconfiggono. Ecco perché è importante sostenere l’AIL. Attraverso l’associazione si sostiene la ricerca scientifica e si dà la possibilità ai volontari AIL di assistere un numero sempre maggiore di pazienti, e di farlo sempre meglio. Sosteniamo l’AIL, sosterremo la possibilità di guarigione per un gran numero di persone.

L’olio d’oliva per tutti i papà

Ci siamo. Tra poche ore si celebra la Festa del Papà, ricorrenza molto amata in diversi paesi del mondo. In Italia coincide con il giorno che sul calendario è dedicato a San Giuseppe. Il 19 marzo offre quest’anno l’occasione di onorare i papà, e contestualmente ricorda che possiamo essere vicini a tanti papà e a tante famiglie che soffrono. In Ucraina, a causa del conflitto con la Russia, e ovunque nel mondo, a causa delle malattie.

L’AIL si occupa dei pazienti ematologici, accompagnandoli ogni giorno lungo il percorso verso la guarigione, alleviando le loro sofferenze, aiutandoli a trovare la forza per combattere la malattia. La Festa del Papà si trasforma dunque in una opportunità preziosa, per tutti.

La sezione Ail di Taranto ha infatti pensato di proporre ai tanti sostenitori dell’associazione un’idea regalo molto originale, legata anche alla cultura agricola e gastronomica pugliese. Con una piccola donazione di 5 euro si può ricevere una confezione di olio d’oliva prodotto con lo stesso amore che anima i percorsi di solidarietà dell’AIL.

Un dono prezioso da consegnare al papà, nella consapevolezza che il contributo corrisposto all’AIL è, con tutte le altre donazioni, il carburante della missione AIL. È proprio grazie a donazioni come questa che i volontari riescono a garantire assistenza alle centinaia di pazienti ematologici di Taranto e della sua provincia. Persone che vengono assistite, dal punto di vista medico e psicologico, direttamente a casa loro. C’è un’equipe multidisciplinare che si prende cura di loro e delle loro famiglie, quotidianamente.   

Ciò è possibile anche grazie a iniziative come questa, quindi anche grazie alla distribuzione dell’olio AIL. Siamo in una fase molto complessa, dal punto di vista storico ed economico; le difficoltà non mancano, ma l’AIL sa bene di poter contare sulla generosità dei donatori.

Se c’è un bene che non si esaurirà mai è la solidarietà. Cerchiamo quindi di aiutare anche le popolazioni ucraine che stanno soffrendo ormai da più di tre settimane. Sul nostro sito e sulla pagina Facebook è possibile trovare le coordinate per dare una mano all’Ucraina, in particolare ai pazienti ematologici.

Siamo sicuri che nella giornata dedicata al papà, riusciremo tutti a essere accanto a chi ha più bisogno d’aiuto: i pazienti ematologici di Taranto e le persone che vivono nelle aree colpite dai conflitti (ricordiamo che la guerra non è una sola purtroppo, ci sono altri paesi in guerra, nel continente africano per esempio).

La Festa del Papà è nata nel XX secolo, la prima risale con tutta probabilità al 1908, e fu celebrata negli USA. In Italia veniva festeggiata nel mese di giugno. Nel 1968 è stata associata al giorno di San Giuseppe, per ovvie ragioni. Tanti bambini preparano ancora un lavoretto, a scuola, da regalare al papà. L’olio dell’AIL potrebbe accompagnare quel dono, già molto prezioso, arricchendolo di ulteriori significati.

Ricordate L’olio di Lorenzo? Il bel film di George Miller, tratto da una storia vera, con Susan Sarandon e Nick Nolte? Un bambino affetto da adrenoleucodistrofia, una malattia che non trova risposte nella medicina di quel periodo, viene aiutato dai genitori, i quali si mettono a studiare per trovare una cura per il figlio. Dopo anni di ricerche scoprono il cosiddetto Olio di Lorenzo, una miscela a base di olio d’oliva capace di fermare la progressione della malattia.

L’olio dell’AIL si porta in tavola, non è una medicina, ma sicuramente è in grado di aprire il cuore e regalare assistenza a tanti pazienti ematologici. Pensiamoci, non solo nel giorno del papà. Grazie a tutti!

La ricerca del San Raffaele sulla leucemia mieloide acuta

La leucemia mieloide acuta (LMA) è una delle più temute malattie del sangue. Si sviluppa nel midollo osseo e ha una rapida progressione. Nella LMA le cellule staminali che hanno origine nel midollo (dalle quali si generano i globuli rossi, le piastrine e i globuli bianchi) subiscono delle mutazioni e si ammalano. Ogni anno in Italia si registrano circa 2000 nuovi casi di questa forma di leucemia.

Generalmente si cura con trattamenti chemioterapici, che costituiscono la cosiddetta terapia di consolidamento. In seguito, è possibile procedere con un trapianto di cellule staminali ematopoietiche. Purtroppo, in molti casi (circa la metà dei pazienti trapiantati), la leucemia mieloide acuta si ripresenta, a distanza di tempo. Il tumore elude il filtro immunitario, in questo caso, e neutralizza gli effetti positivi del trapianto.

Dalla ricerca arriva però un’altra buona notizia. Uno studio pubblicato sulla rivista Cancer Discovery, dell’American Association for Cancer Research mostra come sia possibile “stanare” in qualche modo il tumore, intervenendo sul meccanismo che nasconde la leucemia.

La straordinaria ricerca si deve a un’eccellenza della sanità italiana: l’ospedale San Raffaele di Milano. Non solo i ricercatori hanno scoperto la modifica delle cellule che consente alle proteine rivelatrici (e “intelligibili” per il sistema immunitario) del tumore di essere occultate, ma hanno anche individuato il modo di invertire questo processo, rendendo il tumore nuovamente visibile rispetto alle cellule del sistema immunitario e quindi attaccabile dalle stesse. I ricercatori hanno usato una molecola, nel corso dello studio, già nota perché in fase di sperimentazione avanzata per altre terapie.

Il fatto che la sicurezza e la tollerabilità di questi farmaci sia già stata ampiamente sperimentata negli esseri umani, promette di accelerare l’avvio delle prime sperimentazioni cliniche di questi inibitori nei pazienti con leucemia mieloide acuta, hanno assicurato i responsabili dello studio.

La leucemia mieloide acuta si può prevenire adottando uno stile di vita sano ed equilibrato. Occorre avere un’alimentazione ricca di frutta e verdura, evitare il fumo di sigaretta e l’esposizione alle sostanze inquinanti. Naturalmente tra i fattori predisponenti a questo genere di malattie bisogna considerare anche la componente genetica, il sesso e l’età. Ad essere più colpiti sono gli uomini con un’età superiore ai sessant’anni.

Favorire la ricerca scientifica significa rendere la vita difficile a patologie come questa, quindi aiutare tanti pazienti ematologici, e costruire le fondamenta per un futuro migliore per tutti. Sostenere l’AIL significa contribuire ad alimentare la ricerca scientifica e dare una mano ai volontari dell’associazione che si occupano quotidianamente dei pazienti affetti da leucemia mieloide acuta e da altre patologie ematologiche.