Vaccino antinfluenzale per i pazienti ematologici

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e il Centro Europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) promuovono il vaccino antinfluenzale attraverso una campagna specifica, in corso ancora per qualche giorno. Sarebbe ottobre il mese ideale per vaccinarsi contro l’influenza ed equipaggiarsi quindi per l’inverno, stagione durante la quale i casi di malattia influenzale aumentano inevitabilmente. Ricordiamo che le autorità sanitarie hanno autorizzato la somministrazione dell’antinfluenzale, congiuntamente al vaccino anti Covid-19.

Ma a chi è consigliato l’antinfluenzale? In primis al personale sanitario e alle persone in età avanzata. Anche i bambini, le donne in gravidanza e alcune categorie di pazienti sono più esposti di altri al rischio di sviluppare complicanze, anche gravi, in caso di influenza. Le persone che seguono un percorso chemioterapico o in trattamento con terapia biologica possono sottoporsi al vaccino, naturalmente nelle tempistiche indicate dai medici presso i quali sono in cura.

Conviene invece rimandare il vaccino se è in corso un’infezione (es. una bronchite), mentre in alcuni casi di immunodepressione è bene rinunciare. Analoghe raccomandazioni sono rivolte ai pazienti ematologici. Alcune malattie del sangue, soprattutto se il portatore è in cura, sono una controindicazione al vaccino antinfluenzale.

Per chi è affetto da linfoma ed è in terapia con anticorpi monoclonali, l’antinfluenzale non sarebbe indicato. Anche per i linfomi e i mielomi, occorre valutare le condizioni del paziente e i trattamenti in corso di somministrazione, prima di procedere con l’antinfluenzale.

È sempre bene, come la Sezione AIL di Taranto ricorda ai suoi assistiti, rivolgersi all’ematologo ed evitare le iniziative spontanee, sia nel caso del farmaco antinfluenzale, che nel caso di altri farmaci. Quanto alla concomitante circolazione di virus diversi e quindi al Sars-CoV-2 (alcuni Paesi europei sperimentano già la quarta ondata), l’Ecdc raccomanda di evitare l’antinfluenzale se si è positivi al Covid o si è stati a stretto contatto con un positivo nelle ultime due settimane. È raccomandato anche tenere la distanza dalle altre persone presenti nelle strutture vaccinali (come in qualsiasi altro luogo), indossare la mascherina, programmare la vaccinazione nelle ore di minore affluenza, lavarsi le mani prima e dopo, e infine evitare di toccare le superfici o scuotere le mani.

Sul sito dell’ASL di Taranto si legge che la vaccinazione antinfluenzale è fortemente raccomandata nella fascia d’età 60-64 anni e, con l’obiettivo di ridurre la circolazione del virus influenzale fra gli adulti e gli anziani, è consigliata anche nella fascia di età 6 mesi-6 anni. Infine, la prenotazione della terza dose (o richiamo) del vaccino anti Covid può essere effettuata dalle persone nate prima del dicembre 1961 (dai 60 anni in su), ad almeno sei mesi dal completamento del ciclo vaccinale.

Leucemie, grazie all’immunoterapia si guarisce

La ricerca scientifica sulle patologie onco-ematologiche ha raggiunto, negli ultimi anni, traguardi importantissimi. Nuove terapie che hanno dato risultati eccezionali: oggi il 70% delle persone colpite da un tumore (compresi quelli del sangue) sopravvive a 10 anni dalla diagnosi e, in molti casi, guarisce in maniera definitiva.

Ciò si deve soprattutto alle Car-T. L’Ail ha organizzato, con il sostegno di Celgene, Gilead, Janssen e Novartis, una campagna itinerante e on line su questo genere di terapie.

Car-T destinazione futuro” (https://www.ail.it/patologie-e-terapie/terapie/car-t/la-campagna) è nata con l’obiettivo di condividere con i pazienti informazioni e novità sulle nuove prospettive di cura rappresentate dall’immunoterapia con Car-T e anticorpi bispecifici, per le leucemie linfoblastiche e per i linfomi aggressivi. La campagna è anche occasione di confronto, per i pazienti, con gli ematologi e con le istituzioni.

I progressi della ricerca nell’ambito dell’immunoterapia sono al centro del 48° Congresso Nazionale della Società Italiana di Ematologia (SIE). I dati presentati sono motivo di grande speranza e ottimismo per i medici e per i pazienti. Le terapie cellulari con Car-T garantiscono la sopravvivenza di un’ampia percentuale di pazienti colpiti da malattie del sangue particolarmente aggressive. Soltanto due anni fa le speranze di guarigione erano assai ridotte, per le persone che sviluppavano alcune forme di linfomi e leucemie. Oggi i pazienti affetti da leucemia linfoblastica acuta possono contate su cure che garantiscono la remissione della malattia nella quasi totalità (98%) dei casi. La chemioterapia viene spesso messa da parte e la malattia arretra fino alla guarigione, grazie alla terapia cellulare.

La ricerca non si ferma naturalmente; anche gli studi che si focalizzano sugli anticorpi bispecifici stanno dando dei risultati eccellenti, nei casi di leucemia linfoblastica acuta. Ogni anno si registrano quasi 800 nuove diagnosi di questa malattia soltanto in Italia. E nei pazienti con beta talassemia, la terapia genica sembra essere in grado di curare senza il ricorso alle trasfusioni. Lo ha rilevato uno studio internazionale presentato al Congresso della SIE da Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità.

Attraverso l’AIL si può sostenere la ricerca scientifica in qualsiasi momento dell’anno, supportando al tempo stesso l’impegno quotidiano dei medici e dei volontari dell’Associazione al fianco dei pazienti. I risultati della ricerca sono testimoniati dai numeri, dalle percentuali di guarigione e di sopravvivenza, in continua crescita, dai nuovi obiettivi dei ricercatori, sempre più ambiziosi. Se viviamo più a lungo, se siamo in grado di fronteggiare il cancro (anche nelle sue forme più gravi), se è possibile contenere una pandemia, lo dobbiamo alla scienza. Ricordiamocelo sempre. Ricordiamoci che il futuro può essere migliore per tutti, se tutti diamo una mano alla scienza.    

Nuove ricerche e docufilm sul prof. Mandelli

Sono in corso nuovi studi sui linfomi per mettere a punto terapie sempre meno invasive per il paziente. “L’idea è quella di individuare nuove molecole che possano andare a bersaglio contro la malattia senza intaccare l’intero sistema”. È il concetto che ispira le ricerche del professor Paolo Sportoletti, docente di Ematologia all’Università di Perugia che, con la sua equipe formata da biologi e tecnici di altissimo livello, ha ricevuto, ancora una volta, il prezioso riconoscimento di Gilead Sciences, bando nato per favorire la ricerca scientifica.

Gli studi dell’ateneo di Perugia si concentrano sulla possibilità di sviluppare terapie meno tossiche per i pazienti ematologici, cure mirate e personalizzate. È la nuova frontiera della ricerca sulle patologie onco-ematologiche.

Dobbiamo identificare i punti di forza dello sviluppo di questo tipo di tumori – sostiene il docente universitario – per farli diventare punti deboli. È lì che bisogna intervenire, anche perché le forme più aggressive sono talvolta ancora poco curabili con le tradizionali terapie. Il nostro lavoro è stato pubblicato anche su prestigiose riviste scientifiche internazionali”.

Ad aprire la strada all’ematologia italiana, così come oggi la conosciamo, è stato, tra gli altri (ricordiamo ancora una volta il professor Sante Tura, scomparso pochi giorni fa) il professor Franco Mandelli, scienziato ed ematologo di fama internazionale. A lui si deve la fondazione dell’AIL e la nascita delle residenze dell’Associazione, luoghi che ospitano i pazienti in cura presso centri ematologici distanti dalla città in cui vivono. È stato il fortunato incontro del professor Mandelli con Vanessa Verdecchia, paziente ematologica, a far germogliare l’idea delle residenze AIL, poi subito realizzata. Un’idea che oggi rende possibile a un numero elevatissimo di pazienti il soggiorno gratuito nelle città che ospitano i centri di cura accreditati. Ricordiamo che anche a Taranto, che vanta una Struttura dedicata d’eccellenza, presso l’ospedale S. G. Moscati, l’AIL (Sezione locale) mette a disposizione dei pazienti e delle loro famiglie Case alloggio nei pressi della struttura ospedaliera.

In questo modo i pazienti ricevono un grande sostegno: la loro attenzione può concentrarsi sul percorso di cura, e non essere in alcun modo distolta dall’ansia e dalle preoccupazioni per il soggiorno in un luogo lontano dalla loro casa. Svanisce anche la sensazione di essere soli nell’affrontare la malattia. Il supporto offerto dai volontari AIL non è solo materiale, ma anche psicologico. A Roma la prima casa AIL fondata dal professor Mandelli, ancora oggi operativa, porta il nome di Vanessa Verdecchia.

La storia dell’impegno di Franco Mandelli, della sua vita, interamente dedicata alla ricerca sulle malattie ematologiche e alla cura dei pazienti, è stata ricostruita in un docufilm presentato alla Festa del Cinema di Roma, nell’ambito della rassegna Risonanze. Il documentario è stato scritto e diretto dal regista Giancarlo Rolandi e prodotto da Baires Produzioni, con AIL e AIL Roma.

Oggi l’Associazione può contare sul lavoro di ben 82 sezioni provinciali, tra le quali la Sezione di Taranto, guidata da Patrizia Casarotti (le cui attività sono molto articolate), e di oltre 15.000 volontari. Più di 50 anni di attività che senza il professor Mandelli non sarebbero stati ugualmente importanti.