Novità dall’ASL: dal 15 marzo si paga solo con moneta elettronica

L’Asl di Taranto comunica a tutti gli assistiti una novità che riguarda il pagamento delle prestazioni sanitarie presso gli sportelli CUP dell’intera provincia. Una notizia che interessa chiunque faccia ricorso al Servizio Sanitario Nazionale per ricevere una diagnosi, per escluderla o per curare una patologia. I pazienti ematologici, come gli altri, si sottopongono molto spesso a esami di controllo, soprattutto nella fase di follow up, durante e dopo le terapie. Fase che può durare anche qualche anno.

Si accede agli esami di controllo, così come agli screening preventivi e alle indagini diagnostiche attraverso le impegnative compilate correttamente dal medico. Le prescrizioni devono essere presentate al Cup, per la prenotazione degli esami (anche via telefono e on line), per il pagamento del relativo ticket, o per l’accertamento del diritto all’esenzione, parziale o totale.

La novità (in realtà si tratta di un processo già in atto) riguarda il metodo di pagamento delle prestazioni sanitarie. Dal 15 marzo 2023, quindi fra meno di un mese, la moneta elettronica diventa obbligatoria. Vale a dire che ciascuna prestazione potrà essere pagata solo attraverso carta di credito o di debito.

Come si legge sul sito dell’ASL, il provvedimento viene introdotto per rispondere alle esigenze della popolazione e per essere in linea con il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

Lo sportello Cup di via Basta, al rione Tamburi, funziona già così dallo scorso agosto. Il pagamento elettronico velocizza le operazioni, rende tutto più semplice. Ne trae giovamento l’assistenza sanitaria territoriale che, proprio grazie ai processi di digitalizzazione, si prepara a rispondere in maniera più efficiente alle necessità del territorio.

In diverse località della provincia di Taranto (Grottaglie, Ginosa, Laterza, Palagiano, Statte, etc.) il nuovo metodo di pagamento è già in uso dallo scorso ottobre, presso i centri di prenotazione Asl. La misura, oltre a essere un adempimento istituzionale (PNRR), mira anche a garantire la sicurezza degli operatori di sportello, durante le operazioni di incasso. Dal 15 marzo, ricordiamolo tutti, presso tutti gli sportelli CUP si potrà pagare un esame, una visita o qualsiasi altra prestazione solo con moneta elettronica. I contanti non potranno più essere accettati.

La moneta elettronica è la valuta che viene archiviata in dispositivi elettronici, niente di nuovo. La si usa da anni, per gli acquisti più diversi, direttamente nei punti vendita e on line. Anche le prepagate sono utili allo scopo. L’importante è che la carta elettronica abbia un Iban. Le card saranno, d’ora in avanti, lo strumento per pagare anche i servizi sanitari Asl. In termini tecnici, la moneta elettronica viene trasferita tramite carte di credito o di debito, smartphone e sistemi informatici, tra gli altri. Una comodità per chi paga e per chi incassa.

Se lo si desidera, è possibile usare una carta anche per donare all’AIL-Sezione di Taranto (https://www.ail.taranto.it/donazione/). Per contribuire al grande lavoro che l’Associazione fa con i pazienti (assistiti a domicilio), per finanziare, con gli altri donatori, gli studi scientifici. Ogni giorno questi ultimi fanno registrare risultati incredibili. Non dimentichiamo di sostenere l’AIL; qualunque tipo di contributo è prezioso (potete sostenere la Sezione Ail di Taranto anche attraverso le bomboniere – https://www.ail.taranto.it/bomboniere-ail/). Scegliete voi con quale metodo donare. In ogni caso, sceglierete di sostenere la vita, contro le malattie ematologiche!

La scienza studia il modo di frenare l’invecchiamento

L’invecchiamento è uno dei più importanti fattori di rischio per i tumori, solidi e liquidi. Si tratta di un processo naturale, come tutti sappiamo bene. È l’ossigeno che respiriamo a farci invecchiare, perché produce radicali liberi, cioè pezzi di molecole carenti di un elettrone. Vanno a cercarlo in altre molecole, danneggiandole. C’è un’ampia pagina scritta da Paolo Rossi Castelli sull’argomento, sul Magazine della Fondazione Veronesi

Il nostro organismo naturalmente mette in moto dei meccanismi per liberarsi dei radicali, delle sostanze dannose, quelle che fanno invecchiare e ammalare, ma tali sistemi non sono sempre sufficienti. Dopo i trent’anni si comincia inevitabilmente a invecchiare, anche se il processo è molto graduale. 

Una recente ricerca condotta da IFOM e dall’Università di Padova si concentra proprio sui processi di invecchiamento e di degrado degli organi. Lo studio cerca di tracciare una strada da seguire per comprendere in che modo rallentare quei processi. Ciò significherebbe ridurre notevolmente il numero delle persone che sviluppano malattie onco-ematologiche. 

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Nature. Due i tipi di interruttori individuati nei meccanismi che causano l’invecchiamento. Il calo dei livelli del primo di questi elementi (YAP/TAZ) porta gli organi a degradarsi, in particolare i tessuti che formano la loro struttura di supporto. Anche il nucleo delle cellule subisce cambiamenti, resta scoperto, perché si creano delle falle nella membrana attorno a quel nucleo. Il DNA ne viene compromesso. A questo punto entra in azione il secondo interruttore (cGAS-STING), responsabile di infiammazioni croniche. 

Se si riuscisse a intervenire sugli elementi che abbiamo definito interruttori, la scienza potrebbe aiutare le persone a invecchiare meglio, ammalandosi il meno possibile. Sarebbe un risultato eccellente anche sul fronte della lotta alle malattie ematologiche, ai tumori in generale. Un passo avanti incredibile. 

È importante sostenere la ricerca scientifica, per questa (il rallentamento dell’invecchiamento) e per altre ragioni (la scoperta di nuove terapie per le leucemie, per esempio), tutte riguardanti la nostra salute. La scienza ha creato le condizioni perché si potesse vivere più a lungo (la vita media, infatti, si è allungata non poco), perché molte delle più temibili malattie onco-ematologiche fossero guaribili (alcune, un tempo, rappresentavano una vera e propria condanna, oggi si curano). 

Se ognuno di noi fa la propria parte, insieme possiamo sconfiggere le malattie onco-ematologiche; possiamo costruire un futuro migliore per tutti. L’Ail offre il suo prezioso aiuto ai pazienti ematologici e finanzia la ricerca scientifica. Offriamo il nostro aiuto all’Ail! Un piccolo gesto per grandi conquiste. 

La dieta per trattare la malattia da rigetto dopo il trapianto

Il trapianto di cellule staminali emopoietiche è una procedura utilizzata in ambito onco-ematologico per il trattamento di determinate patologie. Il mieloma multiplo, per esempio, e le leucemie vengono spesso affrontate con un trapianto di questo genere. È una tecnica in costante evoluzione e rappresenta, per il paziente, un’importante possibilità di guarigione.

Tuttavia, come qualsiasi intervento o terapia, può avere effetti secondari. Dopo il trapianto il paziente può sperimentare una condizione patologica dovuta al rigetto. Una complicanza che si può manifestare con una sintomatologia che interessa anche l’apparato gastrointestinale.

Si definisce Graft-versus-host disease (GI-GvHD). Nella malattia da rigetto accade che le cellule immunitarie del tessuto donato non riconoscano quelle dell’ospite; il destinatario è un elemento estraneo, per semplificare il meccanismo che si instaura. Viene quindi attaccato dalle cellule ricevute dal donatore.

I sintomi intestinali della malattia da rigetto sono in genere i seguenti: diarrea, dolore addominale, crampi addominali, nausea, vomito, sanguinamento gastrointestinale e disfagia. Possono portare a malassorbimento, disidratazione, perdita importante di peso e di elettroliti.

Nella Struttura di Ematologia dell’ospedale di Alessandria è stato avviato uno studio, che si avvale del coordinamento dell’Unità di Ricerca delle Professioni Sanitarie inserito all’interno del Dipartimento Attività Integrate Ricerca e Innovazione. Una sperimentazione che, attraverso la dieta, mira a garantire ai pazienti con rigetto una migliore qualità di vita, la possibilità di affrontare i sintomi intestinali e superare la complicanza del trapianto. In questa attività, la figura dell’infermiera/e gioca un ruolo importantissimo.

È a questa professionalità che viene affidato il paziente con GI-GvHD. È l’infermiere che applica un protocollo (nell’ambito dello studio clinico chiamato Dipaema) mutuato dalla Seattle Care Cancer Alliance. Il protocollo è un regime dietetico che si basa sulla somministrazione di quantità limitate di grassi, di fibre, di lattosio, prodotti acidi e irritanti, che vengono introdotti in modo graduale. Il paziente viene nutrito con piccoli pasti ogni tre ore, per evitare di sovraccaricare l’apparato gastrointestinale.

Le bevande deteinate, energetiche, gli amidi, con o senza glutine, la frutta, la verdura e alcune proteine favoriscono il miglioramento dei sintomi. Il lattosio invece li peggiora. Se il paziente risponde positivamente, si passa allo step successivo, con l’introduzione di quantità diverse, di alimenti contenenti sempre poche fibre e pochi grassi. Carboidrati e proteine vanno preferiti ai grassi, questi ultimi sono di più difficile digestione (Fonte: Azienda Ospedaliera di Alessandria).

Chi segue i pazienti ematologici lavora incessantemente per migliorare la loro qualità di vita. È quel che fanno i volontari dell’AIL. La Sezione di Taranto, come altre della grande famiglia Ail, è impegnata su più fronti. Quello dell’assistenza domiciliare riveste un’importanza particolare. I pazienti sono seguiti dal punto di vista medico-psicologico a casa loro, nell’ambiente dove si sentono meglio e ciò favorisce la guarigione; in ogni caso migliora la qualità di vita durante la malattia. Perché l’Ail possa continuare a garantire questo genere di assistenza, è necessario che continui ad essere sostenuta. Ogni contributo, anche il più piccolo, è fondamentale. Doniamo! Saremo al fianco dei pazienti e nutriremo la ricerca scientifica.