L’esercizio fisico fa bene alla salute, anche durante la chemio

La ricerca scientifica è vita. Lo testimoniano anche i numeri. Sono 40.000 i pazienti italiani che, ogni anno, possono contare sui risultati delle sperimentazioni cliniche, 40.000 le persone che stanno meglio proprio grazie ai progressi della scienza, mentre sono 750 i milioni di euro che ogni anno vengono impiegati nella ricerca. L’Italia, inoltre, si è allineata all’Europa rispetto alle norme che regolano le sperimentazioni cliniche, un passo che consente una maggiore presenza del nostro Paese negli studi internazionali. Due terzi dei trial che ricadono nell’adeguamento dei regolamenti riguardano i tumori, le malattie ematologiche e quelle che colpiscono l’apparato cardiovascolare (Fonte Ansa).

Nello specifico, l’Italia si è adeguata al Regolamento europeo 536 del 2014 che aveva come obiettivo l’armonizzazione delle attività di valutazione e autorizzazione degli studi clinici condotti in più Paesi europei. L’adeguamento dell’Italia al Regolamento europeo è un’ottima notizia, renderà senza dubbio più forte l’Europa della ricerca, in ambito mondiale.

A proposito di studi che migliorano l’esperienza dei pazienti e consentono guarigioni un tempo impensabili, c’è uno studio pubblicato su JACC: Cardio Oncology (rivista specializzata spin off del Journal of the American College of Cardiology) che si concentra sull’importanza dell’esercizio fisico nelle persone colpite dal cancro (diversi tipi di tumore, tra i quali anche il linfoma).

Sembra che proprio durante la chemioterapia, l’attività fisica giovi non poco. Secondo chi ha firmato la ricerca favorisce la salute del cuore e dell’apparato respiratorio. Lo studio ha preso in esame 266 pazienti e li ha divisi in due gruppi. Il primo gruppo ha praticato attività fisica durante la terapia, l’altro ha cominciato a farlo al termine dei cicli di chemioterapia. I risultati si sono rivelati molto buoni, soprattutto nel primo gruppo. Il movimento ha contribuito a contenere gli effetti collaterali dei trattamenti chemioterapici e ha evitato la perdita della massa muscolare, che si verifica molto spesso durante le cure. Anche il senso di affaticamento è risultato attenuato, grazie all’attività fisica e ne ha tratto giovamento anche la respirazione.

Fare sport, in maniera moderata e sempre chiedendo consiglio al proprio ematologo prima di cominciare, favorisce quindi la salute ed è una strada sicura verso un migliore e più veloce recupero fisico e mentale. Non tutti i pazienti possono o riescono a fare attività fisica durante la chemio, a loro viene in ogni caso consigliata nella fase immediatamente successiva alla terapia. Per sostenere la ricerca scientifica non si deve far altro che sostenere l’AIL. Un modo attraverso il quale si offre vicinanza ai pazienti e si dà una mano ai volontari che quotidianamente li assistono.

Ok al nuovo Piano Oncologico 2023-2027, via libera ad assistenza a misura di paziente

Approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il nuovo Piano oncologico 2023-2027. Un documento importantissimo per tanti pazienti e per coloro i quali abbiano attraversato e superato una malattia onco-ematologica. 

L’obiettivo del Piano è assicurare l’uniformità delle cure in tutte le regioni, potenziando la medicina territoriale e promuovendo l’assistenza domiciliare.

Un altro tema che il Piano affronta è quello relativo al reinserimento nella vita sociale e lavorativa delle persone guarite dal cancro, quindi l’eliminazione di tutte quelle barriere discriminatorie che impediscono loro il ritorno alla condizione di cittadini con gli stessi diritti di tutti gli altri. 

Come abbiamo sottolineato spesso, a chi si ammala vengono negati mutui, colloqui di lavoro e altre attività sono precluse anche quando il paziente non è più tale, cioè quando viene dichiarato guarito.

La raccolta firme dell’AIOM (che abbiamo promosso attraverso i nostri canali) trova dunque in questo piano una prima risposta, quanto meno alla richiesta di ascolto, da parte degli ex pazienti onco-ematologici e delle tantissime persone che hanno partecipato alla raccolta delle firme, per la legge sull’oblio oncologico. 

Per il momento il Piano è un primo passo verso quel traguardo. I sopravvissuti al cancro oggi superano, in Italia, i 3,5 milioni. Hanno tutti diritto di tornare a vivere, senza esclusioni o discriminazioni. Il documento prevede anche il reinserimento lavorativo delle persone in terapia, con l’adattamento alle condizioni di salute della situazione lavorativa, compresi orari e metodi di lavoro. Il reintegro a lavoro e nelle attività sociali quotidiane deve fare parte del percorso di cura, per tutti i pazienti oncologici. 

Il Piano approvato dalla Conferenza Stato-Regioni è del resto in linea con l’analogo documento europeo, che prevede anche la creazione di una smart card da consegnare al paziente o ex paziente che contenga la sua storia clinica e possa quindi facilitare le sue attività, cure comprese, e agevolare il suo pieno reinserimento nella fase immediatamente successiva alla guarigione.

Uno strumento simile, in realtà, è compreso anche nel Piano italiano. La card elettronica potrà favorire anche una migliore comunicazione con le strutture sanitarie presso le quali il paziente è in cura. 

Si punta anche a favorire la telemedicina e le attività di supporto, anche psicologico, per i pazienti e per chi si prende cura di loro. Si mira anche a garantire le cure palliative sia nelle strutture mediche, sia a domicilio. 

Diverse delle attività che il Piano nazionale oncologico intende promuovere (resta da vedere quanto e in quali tempi troverà concreta attuazione) sono già attuate dall’equipe dei volontari specializzati dell’Ail.

La Sezione Ail di Taranto ha una lunga tradizione in questo senso, assistendo centinaia di pazienti a domicilio ogni anno; accompagnando loro e i loro familiari nella fase del follow up. L’assistenza è medica, infermieristica e psicologica. Un servizio che l’Ail offre gratuitamente grazie all’impegno dei volontari e dei tanti donatori che sostengono l’Associazione. 

Nella speranza che presto le indicazioni del Piano nazionale oncologico possano tradursi in interventi concreti, anche in favore dell’oblio oncologico, continuiamo a sostenere l’Ail di Taranto.

Il mare è fatto di tante piccole gocce, come sottolineiamo spesso. Ogni goccia è importante per la vita dei pazienti ematologici.

Doniamo all’Ail, finanzieremo la ricerca scientifica, contribuiremo alla guarigione di centinaia di pazienti e potenzieremo le attività dell’Associazione in favore di chi affronta una malattia

Strategia innovativa per curare la leucemia.

Accanto alle cure, gli abbracci sono essenziali

La leucemia che non risponde alle cure si potrebbe trattare con una tecnica particolare di editing genetico, definita CRISPR.

Lo dimostra il caso di un’adolescente inglese che ha sperimentato una remissione completa della malattia (sei mesi senza tracce del tumore e, tuttavia, non può dirsi guarita) dopo essersi sottoposta a queste cure.

La tecnica CRISPR è un metodo di modifica del DNA che interviene su specifiche parti dello stesso, lasciando inalterato il resto del genoma. Si tratta della correzione di una sequenza di geni mediante proteine che vengono definite forbici molecolari. 

Una sorta di taglia e cuci molto preciso che attacca il tumore in maniera mirata. Esistono anche trial clinici (uno in particolare ha coinvolto 16 persone) su tumori solidi che hanno per oggetto questo genere di intervento. Cure sempre più personalizzate che consentono di modificare geneticamente i linfociti T per colpire i singoli tumori. 

In uno studio pubblicato sulla rivista Nature, la tecnica viene presentata come la nuova frontiera nella cura del cancro, una vera e propria rivoluzione. Per essere ancora più chiari, l’editing genetico CRISPR arma le cellule immunitarie contro le proteine mutate dei tumori. 

La nuova procedura, tuttavia, richiede una preparazione molto lunga. Sicuramente non può essere considerata un’opzione terapeutica, al momento. Ma questi primi trial riguardanti sia tumori solidi, sia tumori del sangue, aprono la strada a nuove ricerche e nuove speranze. 

Ricordiamo che invece un’opzione terapeutica già ampiamente praticata è quella costituita dalle CAR-T. Anche in questo caso si interviene in maniera mirata, armando i globuli bianchi del paziente, cioè rendendoli in grado di riconoscere le cellule tumorali ed eliminarle.

A Taranto le terapie CAR-T vengono somministrate presso la Struttura di Ematologia dell’ospedale Moscati. Taranto può vantare un primato, in questo ambito, poiché è la prima città pugliese a offrire ai pazienti ematologici queste cure straordinarie. 

La ricerca fa passi da gigante ogni giorno, e l’Ail – Sezione di Taranto contribuisce, grazie a chi sostiene l’Associazione, ad alimentare l’attività dei ricercatori. Accanto ai progressi scientifici, è importante anche la rete di affetti che circonda il paziente, l’approccio psicologico alla malattia (sostenuto proprio dai volontari Ail che si recano a casa dei pazienti, per assisterli e seguire i loro percorsi di cura). 

Lo scorso 21 gennaio è stato celebrato, in tutto il mondo, l’Hugging Day, ovvero la Giornata Mondiale degli abbracci. La ricorrenza ha rappresentato l’occasione per ribadire l’importanza, rilevata da diversi studi scientifici, dell’abbraccio, il suo potenziale antistress. L’abbraccio, secondo alcune ricerche, protegge il cuore, allontana le ansie e le paure e quindi rende felici (Fonte Ansa). 

Quanto ci sono mancati gli abbracci e le strette di mano durante le fasi emergenziali della pandemia? Il virus ci ha privato, per lungo tempo, di un gesto per tutti noi fondamentale.

Un gesto ancora più vitale per una persona in difficoltà, come per esempio un paziente ematologico. Le cure mediche sono essenziali, imprescindibili, per avviarsi verso la guarigione, ma accanto alle terapie conta tanto anche l’affetto delle persone care, il sostegno psicologico che può arrivare da persone esperte, come i volontari Ail che offrono le cure domiciliari.

Pensiamoci, la prossima volta che ci viene in mente di fare una donazione. Pensiamo all’Ail di Taranto, a quanto da anni faccia per il territorio, grazie ai suoi volontari e alle donazioni. Le vostre, le nostre. Grazie a tutti!