Convegno a Perugia sul trapianto allogenico. Tra i partecipanti Franco Locatelli

Convegno a Perugia sul trapianto allogenico. Tra i partecipanti Franco Locatelli

“Leucemie acute ad alto rischio: recenti progressi nel trapianto allogenico” è il titolo di un convegno in programma a Perugia sabato 15 ottobre.

Tra i partecipanti al convegno organizzato dall’Istituto di Ematologia e Trapianto di midollo osseo, anche Franco Locatelli, direttore del Consiglio Superiore di Sanità e Anthony Stein, della City of Hope Cancer Center, in California.

Il tema del convegno è chiaro: i risultati recenti ottenuti grazie al trapianto di midollo osseo, anche nelle situazioni ad alto rischio, sia nella popolazione adulta, sia nei bambini. Il trapianto è l’unica terapia che in molti casi i medici hanno a disposizione contro forme di leucemia particolarmente ‘ostinate’ e aggressive. 

Al convegno (che vede in programma diverse relazioni) saranno inoltre presenti Franco Chianelli, presidente del Comitato per la vita Daniele Chianelli, il professor Massimo Fabrizio Martelli, che ha il primato di aver realizzato un trapianto da donatore familiare incompatibile (pioniere di una pratica oggi diffusa) e la dottoressa Cynthia Aristei che guida la Struttura di Radioterapia dell’ospedale di Perugia.

Il meeting è un’occasione molto importante per diffondere i dati più recenti sul trapianto e per il confronto di medici e scienziati sui risultati, per tracciare analisi anche pensando al futuro e alle possibili ulteriori evoluzioni nell’applicazione di questa pratica. 

Il trapianto allogenico si effettua prelevando cellule staminali ematopoietiche da un donatore e reinfondendole nel paziente. Quest’ultimo segue una sorta di preparazione, prima di sottoporsi al trapianto. Gli viene cioè somministrata una terapia che si definisce di “condizionamento” (chemio e/o radioterapia). 

Questo genere di trapianto è una terapia che viene impiegata con successo, nel trattamento di diverse malattie ematologiche, ma anche per la cura di patologie non tumorali, dismetaboliche o legate al sistema immunitario.

Tale tipologia di trapianto riesce a eliminare completamente le cellule tumorali (quelle che la chemio non è riuscita a eradicare), con percentuali di successo molto buone, che cambiano naturalmente a seconda della patologia sulla quale si interviene. 

Negli ultimi dieci anni, si effettuano anche trapianti partendo da donatori non completamente compatibili. In questo caso la compatibilità è al 50%, e questi trapianti sono definiti aploidentici.

Rappresentano una valida alternativa all’autotrapianto, che evidentemente offre altri tipi di risultati. Questa pratica diffusasi di recente ha naturalmente ampliato la platea dei pazienti che hanno accesso ai trapianti allogenici, di conseguenza ha fatto aumentare il numero delle guarigioni.

Anche di questo importantissimo risultato si parlerà a Perugia il prossimo 15 ottobre. 

La colazione è importantissima anche nella giornata dei pazienti ematologici

L’alimentazione ha un ruolo importantissimo nella prevenzione delle malattie, così come nelle fasi di cura delle stesse. Spesso si tende a sottovalutare il pasto che dovremmo considerare come il più importante della giornata. Più di qualcuno di noi (pazienti e non) lo relega ingiustamente ai margini della dieta quotidiana.

Si tratta della colazione, il primo pasto che si fa dopo almeno 10 ore di digiuno. La fonte primaria di zuccheri indispensabili ai muscoli che devono rimettersi in movimento, dopo il sonno notturno, e affrontare una nuova giornata.

Secondo il sito Humanitas le ragioni principali per cui la colazione debba essere tenuta nella giusta considerazione sono cinque: al mattino anche il cervello, come i muscoli, ha bisogno di un rifornimento di energia; le vitamine e i minerali che si ingeriscono con il primo pasto della giornata offrono energia indispensabile e utilizzabile per tutto il giorno e sono in grado di influire positivamente sul metabolismo e sul senso di sazietà; la colazione aiuta ad allontanare il rischio di sovrappeso perché consente di non esagerare con le porzioni al momento del pranzo; protegge il cuore, sempre perché regola il nostro bisogno di ingerire cibi, soprattutto quelli grassi; stimola il metabolismo e rallenta il dimagrimento.

Sono considerazioni universalmente valide. Non saltare la prima colazione è un consiglio indirizzato sia alle persone sane, sia ai pazienti (ematologici, oppure affetti da altre malattie).

Quel che si può fare è modulare questo pasto a seconda delle esigenze. Nel caso dei pazienti ematologici, per esempio, chiedere consiglio al proprio ematologo e farsi supportare (attraverso l’informazione) dai volontari dell’AIL può essere utile, per non assumere comportamenti alimentari scorretti.

Come abbiamo scritto più volte, la chemioterapia può avere degli effetti collaterali, soprattutto ai danni dell’apparato gastrointestinale. La nausea e il vomito sono tra questi. In questi casi può essere molto utile adattare la prima colazione, come gli altri pasti, in modo da attenuare gli effetti secondari delle terapie. Mangiare di meno e più frequentemente può essere un buon rimedio, così come evitare i cibi irritanti. Idratarsi correttamente è fondamentale sempre, e soprattutto in corso di terapia.

Può essere utile sostituire il latte vaccino, in caso di digestione lenta, con bevande vegetali non zuccherate (per esempio, quelle a base di avena o riso). La frutta (anche quella secca) è sempre un’ottima alleata, anche in presenza di disturbi legati alle terapie. I prodotti da forno industriali possono essere sostituiti da una bella fetta di pane integrale con marmellata (possibilmente senza zuccheri aggiunti).  

Si può sempre optare per la colazione salata, dipende dai gusti e dalle esigenze del momento. Il latte può essere sostituito da un formaggio fresco, come la ricotta. Alcuni nutrizionisti suggeriscono una colazione a base di passate di legumi, da accompagnare con pane e verdure. Ma se il vassoio della colazione così composto vi sembra troppo ardito, il classico pasto con caffelatte e prodotto da forno o cereali integrali misti a frutta va benissimo. Ai pazienti consigliamo sempre di consultare il medico, in caso di dubbi sulla dieta. Si può fare affidamento, lo ripetiamo, anche sull’equipe multidisciplinare dell’AIL (il team di professionisti che assiste i pazienti a domicilio) per un consiglio sulla prima colazione e sugli altri pasti.

Concludiamo con le considerazioni della Società Italiana di Nutrizione umana, secondo la quale fare colazione è un comportamento utile per regolare la giornata, rispetto al senso di sazietà che genera. Quella sensazione aiuta ad affrontare anche i pasti successivi con una maggiore attenzione e senza eccessi, soprattutto nel consumo dei grassi.

Leucemia mieloide acuta, il chemioterapico CPX-351 migliora la sopravvivenza

Nell’ottica della diffusione di dati importantissimi per i pazienti ematologici, l’AIL di Taranto prosegue nell’attività di analisi e comunicazione di alcuni dei più significativi studi presentati all’ultimo congresso dell’European Hematology Association, tenutosi a Vienna lo scorso giugno.

Notizie molto buone per le persone affette da una forma di leucemia o da una tipologia di linfoma, o ancora da un mieloma. Durante il Congresso, i relatori si sono soffermati in particolare sugli ultimi trattamenti a disposizione dei centri di cura. 

Medicinali e combinazioni di farmaci frutto dell’attività di ricerca dei laboratori italiani ed esteri. Le novità, come sottolineiamo sempre, riguardano tutte le patologie ematologiche. In questo caso, ci si concentra sulla leucemia mieloide acuta. 

Sono arrivate proprio dal convegno delle conferme importanti sull’efficacia del medicinale chemioterapico CPX-351.

I risultati positivi precedentemente ottenuti in laboratorio, circa l’efficacia del trattamento, sono stati confermati nella pratica clinica. Il gruppo di pazienti preso in esame nell’ultimo trial è risultato più ampio rispetto al gruppo di persone reclutate nella fase di sperimentazione del farmaco, fase che ha consentito l’approvazione dello stesso. Ricordiamo che il chemioterapico è disponibile anche in Italia, dal 2019. 

Secondo quanto registrato, il CPX-351 sarebbe più efficace della chemioterapia tradizionalmente usata in alcuni casi di leucemia mieloide acuta. Il professor Adriano Venditti, direttore dell’UOSD Malattie Mieloproliferative del Policlinico di Roma Tor Vergata e professore di Ematologia presso l’Università di Roma “Tor Vergata” ha chiarito i punti di forza dello studio sul CPX-351, che ha visto anche la partecipazione dell’Italia. 

Prima di tutto l’età dei pazienti presi in esame dal trial inglese: non più soltanto persone sopra i 60 anni, ma anche pazienti cinquantenni o poco sopra i 50 anni. Entrambe le categorie di persone (over e under 60) hanno dimostrato di aver tratto beneficio dalla somministrazione del CPX. 

Una certa percentuale di questi pazienti ha anche avuto accesso al trapianto allogenico, altro elemento niente affatto trascurabile emerso nel corso degli studi. Il CPX si può di fatto combinare con il percorso trapiantologico, possibilità che altre terapie non offrono. 

L’analisi dello studio italiano pubblicato nel 2020, presentato al recente Congresso europeo, ha coinvolto diversi centri italiani; 71 i pazienti arruolati con un’età media di circa 66 anni.

Nel gruppo dei pazienti monitorati non mancavano persone più giovani. Il dato forse più interessante, ha sottolineato il professor Venditti, riguarda le caratteristiche cliniche di queste pazienti. Molti di loro avevano problematiche cardiovascolari che avrebbero impedito l’accesso ad altre terapie. Con il CPX-351 tale impedimento è caduto.  

Inoltre, il 56% dei pazienti italiani di età inferiore ai sessant’anni analizzati in questa casistica ha avuto accesso al trapianto allogenico. Insomma, il chemioterapico oggetto degli studi presentati al Congresso migliora la sopravvivenza globale rispetto alla chemio convenzionale 7+3, in pazienti di recente diagnosi ad alto rischio/secondaria, persone che in genere hanno una prognosi molto sfavorevole e quindi possibilità di sopravvivenza inferiori rispetto ad altre sottocategorie di pazienti.

La terapia è sicura e molto incoraggiante. 

Senza la ricerca non sarebbe possibile comunicare simili risultati. La ricerca prosegue e viene alimentata da chi crede nella scienza. Puoi essere anche tu protagonista del progresso scientifico.

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