Nuovo trattamento per i linfomi aggressivi

Arriva dall’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco) un’importante decisione che riguarda l’anticorpo farmaco-coniugato anti-CD79b polatuzumab vedotin. Un farmaco utile nel trattamento del linfoma diffuso a grandi cellule B (Dlbcl) recidivante o refrattario. L’Agenzia ha stabilito la rimborsabilità del farmaco, fondamentale per tutti i pazienti adulti che non possono sottoporsi a trapianto di cellule staminali ematopoietiche.

La malattia per la quale è indicata la somministrazione di questo farmaco fa parte della classe dei linfomi non Hodgkin, più precisamente è un sottotipo di quest’ultimo ed è responsabile del 60% dei linfomi aggressivi.

Colpisce in genere le persone che hanno superato i 60 anni; in Italia si registrano 5 mila nuovi casi ogni anno. È una malattia molto complicata da curare, i pazienti per i quali la prognosi è più favorevole sono quelli che possono affrontare un trapianto. Ecco perché il farmaco che ora rientra nella categoria dei trattamenti rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale rappresenta un’arma importantissima. Lo si impiega proprio per curare quella fascia di pazienti per i quali la strada del trapianto non è praticabile.

Il polatuzumab viene associato a bendamustina e rituximab. I pazienti con malattia recidivante o refrattaria trovano in questa terapia una risposta che può aiutarli a costruire una dimensione nella quale la convivenza con il linfoma è “agevolata”, la qualità della vita migliorata.

Uno studio internazionale ha confermato l’efficacia del nuovo trattamento, che attesta una sopravvivenza mediana globale di 2,5 volte superiore rispetto al dato offerto da altre terapie. La ricerca che ha condotto all’individuazione di una cura per i pazienti più fragili si deve alla multinazionale farmaceutica Roche.

La strada a nuove indagini che abbiano come oggetto il farmaco adoperato in combinazione con altre sostanze è aperta, nella speranza che il trattamento possa essere esteso a un numero sempre più ampio di pazienti, magari diventare uno strumento di prima linea.

Come Sergio Amadori, presidente dell’AIL sottolinea, la ricerca rende possibile la cura delle patologie del sangue, anche di quelle più aggressive come la Dlbcl.

Per fare in modo che il lavoro dei ricercatori prosegua, anche in un momento complicato come quello che viviamo (segnato dal Covid), dobbiamo sostenerlo. Ogni giorno si registra un nuovo risultato, ogni giorno centinaia di migliaia di pazienti possono contare su uno strumento in più per lottare contro le malattie che li hanno colpiti. Ogni giorno si aprono nuove possibilità, per tutti. Contribuiamo tutti a sostenere la ricerca. Faremo in modo che in futuro le diagnosi di malattia onco-ematologica possano essere vissute con molte più speranze. Già oggi è così per tante patologie. Riconosciamo il valore della ricerca e diamo valore ai nostri gesti. Sosteniamo l’Ail.

No alle fake news sull’oncoematologia

Le fake news di carattere sanitario sono aumentate notevolmente negli ultimi due anni. La diffusione del contagio da Sars-CoV-2 e i problemi che ne sono derivati hanno alimentato i timori e le false credenze. L’uso inappropriato, quando non sconsiderato delle piattaforme social, ha contribuito alla diffusione incontrollata di fake news sul nuovo coronavirus, amplificando un fenomeno in atto da diversi anni. Un fenomeno capace di investire qualsiasi ambito di interesse comune.

Anche le malattie oncoematologiche sono spesso oggetto di distorsioni. Le notizie false sul tema sono diffusissime su Internet e sui social media. Lo dimostrano diverse indagini, tra le quali uno studio recentemente pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute. La ricerca ha evidenziato che su un campione di 50 articoli prodotti a scopo informativo sulle malattie oncoematologiche (pubblicati tra il 2018 e il 2019, quindi in epoca pre-pandemia), uno su tre presenta contenuti falsi o comunque notizie trattate in modo inappropriato. 

Si tratta di materiale pericoloso perché capace di influenzare, in maniera sbagliata, chi legge. I pazienti con le loro famiglie, in particolare, possono subire un danno dalla diffusione di informazioni false o non accurate, su sintomi, farmaci, caratteristiche delle malattie, centri di cura, etc. 

L’informazione qualificata e certificata è la via d’uscita da questo problema. Affidarsi ai social o a siti non ufficiali, di dubbia attribuzione, per reperire informazioni importanti è sconsigliato. Andreste mai da un medico che esercita senza averne i titoli? 

Allo stesso modo non si dovrebbe dare credito a chi scrive senza averne l’esperienza e le competenze. I siti ufficiali dei centri di ricerca, delle istituzioni, degli ospedali, delle Asl, e le testate giornalistiche sono fonti certe. Sulle quali vengono effettuati dei controlli, in ottemperanza alla legge. Sono fonti citabili in giudizio, oltretutto, quando se ne verificasse la necessità e l’opportunità.

Sul web ogni giorno spuntano siti che non hanno alcuna parentela con la legalità. La Sezione Ail di Taranto ha sempre sottolineato l’importanza di una corretta informazione, soprattutto quando l’oggetto delle notizie è la salute

I pazienti hanno la possibilità e il diritto di dialogare con i propri medici. Possono rivolgersi a loro per qualsiasi dubbio o spiegazione. Quando si legge una notizia o la si apprende per interposta persona, la prima cosa da fare è verificare la sua autenticità parlandone con il medico. 

In questo modo si può “navigare” in sicurezza. Sostenere l’AIL significa credere nella competenza e nell’impegno dei tanti volontari che si adoperano per rendere più semplice la vita dei pazienti ematologici, anche attraverso la corretta informazione. 

Nuove cure per l’anemia aplastica grave

L’Eltrombopag, un farmaco già utilizzato per la cura di altre patologie, viene ora integrato nel protocollo per il trattamento dell’anemia aplastica grave in età pediatrica. Il suo impiego migliora i tassi di sopravvivenza e la qualità della vita dei piccoli pazienti.

Gli effetti positivi del farmaco sono stati evidenziati da una ricerca promossa dall’EBMT, la Società Europea di Trapianto di Midollo osseo e Terapie Cellulari, con l’importante contributo dell’Istituto pediatrico Giannina Gaslini di Genova. Uno dei coordinatori della ricerca pubblicata sul New England Journal of Medicine è Carlo Dufour, direttore del Polo Emato-Onco-Trapiantologico e dell’Unità di Ematologia dell’ospedale ligure.

L’anemia aplastica grave è una malattia molto rara che inibisce la produzione, da parte del midollo osseo, dei globuli bianchi, dei globuli rossi e delle piastrine. Ripercorrere la storia di questa rara forma di anemia è importante per comprendere i progressi della scienza, rapidissimi soprattutto negli ultimi decenni. Negli anni Settanta l’anemia aplastica grave era quasi sempre letale; lo studio dei casi trattati e le sperimentazioni in laboratorio hanno condotto all’individuazione delle cure.

Prima della scoperta dell’efficacia dell’eltrombopag, esistevano essenzialmente due vie per trattare i pazienti affetti da anemia aplastica grave: il trapianto di midollo osseo, per il quale può essere difficile trovare un donatore, e la cosiddetta immunosoppressione combinata, la quale si ottiene con l’utilizzo di due farmaci: il siero antilinfocitario e la ciclosporina A. A questi medicinali oggi si aggiunge la molecola oggetto della ricerca dell’EBMT.

I pazienti in età pediatrica che sono stati sottoposti alla cura con l’integrazione di eltrombopag a sei mesi, non hanno avuto recidive, né bisogno di ulteriori trattamenti.

Il progetto che ha resgistrato questi importantissimi risultati è stato condotto anche da Antonio M. Risitano, direttore dell’Unità di Ematologia e Trapianto Emopoietico presso l’AORN Moscati di Avellino e professore di Ematologia presso l’Università Federico II di Napoli, e Régis Peffault de Latour, professore e direttore del Centro di riferimento francese per l’anemia aplastica e la EPN presso l’ospedale Saint-Louis di Parigi.

Uno sforzo corale per un obiettivo ambizioso. L’ennesimo successo della scienza, lungo la strada che rende possibile la cura di un numero sempre più grande di patologie onco-ematologiche, con il contributo di tutti, in particolare di coloro i quali riconoscono il valore della ricerca scientifica.

Le donazioni all’AIL sono preziose perché permettono, oltre all’assistenza (ospedaliera e domiciliare) ai pazienti ematologici, la ricerca scientifica. L’unica in grado di offrire risposte ai pazienti che confidano nella possibilità di guarire. La guarigione dei pazienti di oggi significa maggiori speranze per i pazienti di domani, cure sempre più efficaci e specifiche. Infallibili, in molti casi.

Donare all’AIL significa sapere di aver fatto qualcosa di grande per il presente e per il futuro di tutti.